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bam on tour 2009

 

Biennale d’Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte

BAM Piemonte Project  ARTDESIGN

Castello e Parco di Racconigi  CN > La Margaria Reale

nel periodo di luglio, agosto, settembre, ottobre

 

Architetti artisti e designer partecipanti

 

Franco Mello

Gaetano Pesce

Damiano Spelta

Lorenzo Alagio

Andrea Caretto

Attilio Colombrita

Fabio Lopez  

Michelangelo Rossino

Raffaella Spagna

Sara Santucci

Gruppo A-PK

Gruppo ONE-OFF

Gruppo PLUMCAKE

Studio BULL & STEIN

Studio U-LAYER

due fotografi

Carlo Carossio

Stefano Tarticchio

 

L’approccio comune è generato dalla medesima nascita in seno all’estesa categoria dell’artigianato, della “technè” intesa, nell’etimologia antica del termine, come concretizzazione oggettiva dei procedimenti mentali, connubio tra cultura “alta”, ideale e simbolica, e sua applicazione materiale, sinergia a lungo ignorata, ma ormai pienamente compresa nel clima della postmodernità, dove ci troviamo a vivere e ad operare. Più nello specifico l’arte, dopo le utopie delle avanguardie storiche, diffusesi, ed in parte concretizzatesi, su più ampia scala,  nel secondo dopoguerra, quando appariva centrale l’esigenza di una più estesa riproducibilità e diffusione del prodotto artistico, dopo essersi rifugiata, in seguito, nella specificità del suo linguaggio, nella stagione del Concettuale ma anche in quella, successiva ed opposta, del “ritorno alla pittura”, ha, dopo la prima metà degli anni ’80, e con modalità decisamente più marcate ai giorni nostri, imboccato un’altra strada, all’interno dell’eclettismo stilistico che caratterizza la contemporaneità. Oppressa da uno scenario altamente competitivo in termini iconografici e di artisticizzazione diffusa dei mezzi di comunicazione, sempre più saccheggiata e costretta sulla difensiva da un incedere incessante di feticci e simulacri d’ogni sorta, l’arte attuale si difende optando per un atteggiamento in bilico tra adesione al reale, in termini di confronto serrato mediato dal tramite degli ausili offerti dalla tecnologia, e calcolato ritrarsi iconografico tra  le pieghe del simbolo e di una ritrovata dimensione artigianale della creazione. Dimensione che si esplicita in vari modi e maniere, col tramite della pittura o di una competizione alla pari con gli oggetti e i comportamenti d’uso comune, intesi sia in senso concreto e tangibile che metanarrativo,  sfidati sul loro stesso terreno con pratica demistificante ed ironica. Questa nuova dimensione “artigianale” dell’arte, in particolare di quella italiana, attualmente assai sottovalutata nello scenario internazionale, rappresenta qualcosa di inedito, che si manifesta con modalità differenti rispetto ad episodi passati, e rende questo dialogo a distanza ravvicinata tra arte e design quanto mai attuale.  Negli anni’50 e fino ai primi anni’60, dopo la rivendicazione di un approccio ed interscambio tra arte e nuove tecnologie rivendicata soprattutto dagli Spazialisti di Lucio Fontana e dai Nuclearisti, ci si sposta sul versante estetico e sociopolitico dei Situazionisti  di Debord  e dell’Urbanistica Unitaria di Costant, con il collante fornito dal geniale artista e promotore culturale albese Pinot Gallizio. Ma il fronte più sintonico al tema di questa mostra è quello rappresentato dal Nuovo Bauhaus di Max Bill, a cui si contrappone, soprattutto da un punto di vista teorico e della provocazione culturale il Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista di Asger Jorn. In Bill abbiamo una esasperazione dei contenuti rispetto ad una serializzazione estrema dell’oggetto artistico in chiave meramente funzionalista ; l’arte doveva, in poche parole, avere una missione estetica spendibile in termini di applicazione concreta, pena la sua inutilità ed emarginazione. Jorn, all’opposto, rivendicava il primato dell’immagine sulla forma, della creatività artistica sulla funzione, che assumeva un ruolo importante ma secondario rispetto all’irripetibile personalità dell’artefice. Affermazione valida soprattutto per l’architettura. L’arte crea le immagini di cui poi l’architettura si serve per dare vita ad una dimensione ambientale ideale. Sono gli anni, quelli, in cui si dibatte sulla necessità di creare agglomerati edilizi a misura d’uomo, siamo non a caso nella fase del “boom” economico, intuizione che, come è noto, andrà purtroppo completamente disattesa, con la realizzazione di orridi contenitori periferici dove vennero accatastati, è il termine giusto, i flussi migratori provenienti dal Sud, e non solo. Le istanze di riqualificazione dell’ambiente urbano, a lungo disattese, hanno fortunatamente ripreso vigore in tempi recenti. Da allora l’arte, dopo le premesse storiche prima illustrate, abbandona il suo isolamento linguistico, pur non smarrendo le sue norme e la sua eccezionalità d’evento, per contaminarsi, ed essere contaminata, dall’ambiente circostante. Il design, dal canto suo, diviene, particolarmente in Italia, elemento centrale della nostra creatività, adeguandosi agevolmente alla specificità del “genius loci”, fatto di stratificazione e sedimento culturale, ma anche di ironia e disincanto. Rispetto alla questione del rapporto tra l’arte e la sua applicazione pratica ci si è avvicinati ad una giusta impostazione del problema laddove l’oggetto non ha perduto nulla della sua funzione primaria che è soprattutto tecnica, in particolare nella scelta dei materiali, traendo dall’arte, e dalle forme che essa ha assunto nel corso del Novecento, la vocazione al manifestarsi in un veste simbolica tale da indicarne l’affidabilità in termini di confort e di prestazioni. Ritornando in maniera esclusiva, a questo punto, alla fenomenologia degli eventi artistici, è fatto ormai assodato che, dopo la seconda metà degli anni’70, con il pieno ingresso nella post modernità, si è esaurita, dopo il quasi totale azzeramento linguistico prodotto dal Concettuale, la carica propulsiva delle avanguardie novecentesche e si è entrati in una tipica stagione di passaggio dove l’arte si è dapprima interrogata sul suo passato, volgendo lo sguardo all’indietro, con la riproposizione della manualità pittorica e della decorazione, per poi, dopo la seconda metà degli anni’80, dapprima timidamente, poi con modalità più decise, porgerlo di nuovo in avanti, verso un futuro dai confini ancori incerti, come un approdo cui la foschia impedisce una nitida visione ma di cui si intravedono i confini. Nell’attuale clima di eclettismo stilistico persiste tuttora la citazione delle avanguardie novecentesche ma, nei casi migliori, che in Italia non sono pochi pur avendo subito, negli scorsi anni, un tenace processo di oscuramento ormai sempre più prossimo al tramonto, si assiste ad una ridefinizione dei generi, sullo sfondo dell’inevitabile collante del rapporto con le nuove tecnologie e l’universo delle comunicazioni, con cui ci si confronta sperimentandone dall’interno le potenzialità di arricchimento formale o, al contrario, ci si sottrae pur non negandole, rifugiandosi consapevolmente nell’ambito della specificità linguistica e nella suggestione di una narrazione simbolica. Di certo l’arte, fonte primigenia da cui scaturiscono tutta una serie di applicazioni secondarie, negli ultimi tempi ha dovuto subire numerose  irriverenti invasioni di campo, in particolare da parte della pubblicità, della moda, più in generale dal mondo delle merci e dei consumi. A questo stato di cose pare inizi a reagire invertendo i termini della questione, invadendo i territori altrui con nuova consapevolezza, contaminando e conferendo poetica linfa vitale all’ambito esterno, ad un mondo inanimato popolato da un poliedrico repertorio oggettuale, un nuovo concettualismo in cui l’eccessivo rigore linguistico si sdrammatizza tramite robuste iniezioni di ironia e spirito ludico. Ma non solo, questa ritrovata attenzione per il rapporto tra l’arte e quanto si manifesta al di fuori di lei  si estende anche ad ambiti quali l’installazione ambientale con un rinnovato dialogo tra artificio e natura, ed inoltre denota una intima riflessione per la propria fisicità rapportata alla dimensione del quotidiano. La selezione degli artisti ha tenuto debito conto di questa varietà di opzioni.

 

Il Direttivo

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